OLIO, BENE A CRUDO MA NEL SUGO È PIÙ ANTIOSSIDANTE
Roma, 27 Marzo 2010 - Non c´è dieta mediterranea senza olio extravergine. Ma non c´è pietanza ”italian style” che non apra discussioni sul migliore utilizzo e la convenienza di utilizzare l´olio d´oliva per cucinare o friggere, oppure a crudo. A sciogliere i dubbi e a svelare i migliori abbinamenti dell´extravergine è una ricerca di Raffele Sacchi del dipartimento di Scienza degli Alimenti dell´Università di Napoli Federico II, stampata in occasione del Mese dell´olio Dop in Campania. Molti ritengono che l´olio extravergine di alta qualità, osserva il nutrizionista, esprima i suoi pregi soprattutto a crudo, ma questo è vero solo in parte. In cucina, occorre però tener presente che nell´uso a crudo l´olio presenta il massimo del suo carattere amaro-piccante, per taluni ”primitivo”. In pentola invece, durante la cottura di una pietanza, si perde il carattere amaro, per fenomeni chimici come l´idrolisi dei fenoli complessi. ”Il trattamento termico, la cottura quindi - sottolinea Sacchi - può quindi significativamente ammorbidire l´aggressività di un olio extravergine”. Lo studio scientifico segnala peraltro che l´olio a contatto con il formaggio o con la ricotta perde la propria carica amara. Gli antiossidanti, dati scientifici alla mano, vengono persi solo in parte a seguito di cottura. Parallelamente però nell´alimento cotto non si ritrovano gli aromi fragranti, erbacei, fruttati dell´olio fresco impiegato, ma profumi attenuati. Il profumo dell´ingrediente-olio si perde dunque, soprattutto se la cottura della pietanza è prolungata. Chi si cimenta ai fornelli assiste, in pratica, a prove d´alchimia. Durante la cottura, ricorda il ricercatore universitario, l´olio solubilizza anche molti degli aromi presenti negli altri ingredienti e contribuisce a formare la ´crostà nelle fritture, stufati e soffritti. Nelle salse, è l´olio a dare viscosità e cremosità al prodotto. Bene fa, dunque, chi per esperienza utilizza solo in parte l´olio extravergine all´inizio della cottura, per aggiungerne un filo direttamente sul piatto pronto. Per quanto riguarda gli abbinamenti partner ideale del pomodoro è proprio l´olio extravergine. ”A cotto, il connubio - annuncia, a sorpresa, Sacchi - funziona meglio che a crudo. L´olio protegge i componenti nobili del pomodoro, anche durante lunghe cotture come i ragù, e consente all´organismo di assorbire meglio i carotenoidi del pomodoro. Paradossalmente, si osserva che durante la cottura del sugo o di un ragù l´attività antiossidante della ’pummarola’ aumenta. Mentre - avverte il ricercatore - se si utilizza un olio di semi la miscela olio-pomodoro non ha alcun effetto”. Promosso a pieno voti il tegame di terracotta, per una cottura lenta e a bassa temperatura del piatto protagonista della commedia di Eduardo De Filippo ”Sabato, domenica e lunedì”. Altra magia dell´olio, conclude il ricercatore, e quella di frenare il potenziale cancerogeno della carni arrostite con una breve marinatura in poco olio erbe e aromi, come dimostra uno studio condotto con l´Università di Lund (Svezia). Sul banco degli imputati va dunque una grigliata di pesce stopposa e asciutta perchè oil-free, mentre supera la prova al gusto e degli antiossidanti, un pesce arrostito bene e spennellato di olio, erbe e limone sulla griglia, come tradizione insegna. (Rodolfo Ricci)
ALIMENTARE: ALLARME OBESITÀ
PER I BAMBINI ITALIANI
Roma, 18 Marzo 2010 - Alimentazione con prevalente uso di cereali, pesce, frutta, verdura, olio d´oliva (ammesso, sia pur moderatamente il vino rosso) e, per contro, scarsa quantità di sale. Attenzione particolare alla dieta dei bambini. Attività fisica possibilmente quotidiana e comunque costante. Controllo rigoroso del sovrappeso (circonferenza addominale, il cosiddetto girovita, non superiore a 102 centimetri per gli uomini e 88 per le donne). Comunicazione mediatica sull´enogastronomia senza enfasi edonistica nè spettacolarizzazione. Sono questi alcuni degli elementi, emersi nel convegno "L´arte della buona alimentazione" tenutosi a Genova Ducale, considerati strategici per contrastare l´obesità a cui si attribuisce la responsabilità di circa l´80% dei casi di diabete di tipo 2, del 35% delle cardiopatie ischemiche, del 55% delle malattie ipertensive fra gli adulti e che risulta in rapida crescita in Italia: si prevede che entro il 2010 arrivi a interessare 15 milioni di adulti e 2 milioni di adolescenti, con dati molto allarmanti riguardo a questi ultimi perchè per essi il tasso attuale è 10 volte quello del 1970. Il convegno, ispirato all´arte della buona alimentazione intesa non tanto come complemento estetico del gusto quanto come contributo che la gastronomia può apportare alla corretta nutrizione, è stato realizzato grazie all´azienda Fratelli Carli di Imperia-Oneglia, produttrice di olio d´oliva nonchè di specialità enoalimentari. A conclusione dei lavori è stata inaugurata una mostra itinerante che, sempre a cura della Fratelli Carli e sempre a Palazzo Ducale, resterà esposta fino al 30 novembre con un´articolata documentazione sui vari aspetti connessi all´olio e all´olivicoltura. (Rodolfo Ricci)
LA DIETA MEDITERRANEA, UN MODELLO ALIMENTARE
Roma, 11 Febbraio 2010 - Un modello alimentare che è tradizione, cultura, piacere, socializzazione, equilibrio. Il termine "Dieta" definisce le abitudini alimentari e l´organizzazione di più razioni alimentari nel tempo. Seguire una dieta significa trarre i massimi vantaggi in salute ed efficienza fisica dal cibo. Le diete che si discostano dagli standard consigliati dalla scienza ufficiale possono portare serie conseguenze per la salute. Queste si avvertono anche dopo mesi o anni e difficilmente vengono ricollegate con la memoria al modello alimentare sbagliato (osteoporosi, anemia, patologie dell´apparato digerente, calcolosi renale e della colecisti, squilibri ormonali legati a disfunzioni ghiandolari, ecc.). Anche l´eventuale dimagrimento iniziale viene in seguito annullato e ripagato con un peso corporeo spesso superiore a quello iniziale. Una dieta in sostanza è uno stile di vita, un modello alimentare che può essere portato avanti per tutta la vita senza problemi di organizzazione dei pasti e di salute. La cultura alimentare di un popolo è legata all´ambiente geografico e climatico, alle tradizioni e alle condizioni sociali ed economiche. Il modello alimentare italiano di oggi conserva solo pochi aspetti della vera Dieta Mediterranea che si caratterizzava per una alimentazione composta da cibi naturali, senza additivi o conservanti chimici. Salvo per alcuni prodotti di cui era necessario approvvigionarsi per la stagione invernale (carne di maiale elaborata e conservata o la frutta trasformata in marmellate o mantenuta in cantine ben ventilate), tutto il resto veniva consumato praticamente fresco o nell´arco di qualche giorno. La ricetta che sintetizza emblematicamente il modello mediterraneo è certamente la "pasta e fagioli", tipica alimentazione contadina dei tempi passati. Non a caso i legumi sono sempre stati definiti come "la carne dei poveri". Se poi la pasta è all´uovo e fatta in casa si realizza un mixer elevato di proteine nobili, glicidi complessi, preziosi minerali, vitamine e fibre. Pertanto la dieta mediterranea non è abbondanza di pane e pasta. Innanzitutto il pane è integrale e la pasta non solo di grano duro ma anche di vari cereali. Uno spazio particolare occupano i legumi. La carne è poca e la preferenza viene data a quella bianca e pesce azzurro. Pochi grassi con utilizzo principale di olio extravergine di oliva. Molta verdura e frutta fresca, inoltre frutta a guscio e vino. Una ulteriore caratteristica è la grande varietà dei prodotti con la possibilità di abbinare un´infinita varietà di gusti e sapori, adattabili a tutte le esigenze. L´elenco delle ricette è praticamente infinita e si amplia ulteriormente in relazione agli usi e costumi locali. Dieta mediterranea è anche movimento e attività fisica. Il contadino e l´operaio dei decenni passati lavoravano manualmente tutto il giorno e si spostavano per lo più a piedi o con mezzi di locomozione non motorizzati. Pertanto un sufficiente e costante apporto energetico, soprattutto glicidico, diventava indispensabile. I piatti unici, che praticamente uniscono il primo piatto col secondo, sono una delle principali caratteristiche di questa dieta. Oltre alla pasta e fagioli (ma anche pasta e ceci, lenticchie, piselli, ecc.), altri esempi di piatti unici sono la pasta al sugo di carne con aggiunta di formaggio e olio extravergine di oliva. Inoltre i minestroni con verdure e legumi, la pizza napoletana con alici, mozzarella e pomodoro, ecc. Il pasto, accompagnato da un buon bicchiere di vino, si conclude sempre con una porzione di verdura e frutta fresca. Nel modello alimentare dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, pur nella diversità, sono presenti elementi comuni di somiglianza e omogeneità. Circa 50 anni fa, l´equipe del prof. Ancel Keys effettuò uno studio minuzioso confrontando le abitudini alimentari degli Stati uniti, Giappone, Italia, Grecia, Jugoslavia, Olanda e Finlandia. Furono prese in esame 12.000 persone di età compresa tra i 40-59 anni, suddivise in 14 campioni. Dallo studio emerse che la mortalità per cardiopatia ischemica era nettamente inferiore tra le popolazioni situate intorno al mediterraneo. La mortalità superiore delle altre popolazioni fu attribuita alla dieta che includeva una quota consistente di grassi saturi quali strutto, burro, carne rossa, ecc. Da allora ulteriori studi hanno sempre confermato questi risultati. (Rodolfo Ricci)
IL TERMINE DIETA MEDITERRANEA
Roma, 9 Febbraio 2010 - Il termine dieta mediterranea è stato coniato dagli americani agli inizi degli anni ´60. Tutto comincia alla fine della seconda guerra mondiale, quando il medico americano Ancel Keys si accorse che le popolazioni povere di alcune zone dell´Italia meridionale presentano un tasso di mortalità dovuto a malattie cardiovascolari molto inferiore rispetto alla popolazione americana. Gli scienziati ipotizzarono che questo fenomeno fosse correlato alle abitudini alimentari dell´area mediterranea: venne effettuato uno studio epidemiologico su vasta scala che confermò questa ipotesi ed elesse la dieta mediterranea come il più adatto a prevenire le malattie cardiovascolari. C´è da dire che la mortalità era inferiore in Italia non grazie alla dieta mediterranea ma solo perché la vita media era più bassa a causa della povertà diffusa (e infatti oggigiorno la vita media è paragonabile). Il bello dell´alimentazione italiana è l´immenso patrimonio di prodotti gastronomici che ci consentono di godere di una varietà di alimenti di qualità unica al mondo. Questo influenza nostra qualità della vita a tavola, ma non di certo la nostra salute, al contrario di quello che molti vorrebbero farci credere. Detto questo, vediamo perché la dieta mediterranea non funziona, e anzi ci ha portato ad essere uno dei popoli più obesi di Europa. Quel che conta non è la qualità, ma la quantità - La dieta mediterranea è facilmente proponibile alle masse poiché non richiede molti sforzi: basta mangiare pane e pasta tutti i giorni, olio di oliva, poco burro e grassi animali e un po´ di frutta e verdura e si può affermare di mangiare mediterraneo. Una corretta alimentazione deve consentire innanzitutto il mantenimento del peso corporeo e indicazioni vaghe, che non comprendano una analisi quantitativa sufficientemente accurata non possono funzionare, e infatti non funzionano. È ormai evidente che non basta spingere alcuni alimenti considerati "buoni" ed eliminarne altri "cattivi" per non ingrassare. È facilmente dimostrabile come sia possibile alimentarsi senza olio di oliva, pane e pasta pur seguendo una alimentazione corretta. E allora perché spingere questi alimenti se non sono nemmeno necessari? Pane e pasta alimenti sazianti? Un altro errore clamoroso che compiono puntualmente gli esperti di turno è quello di considerare sazianti alimenti come pane e pasta, che sono agli ultimi posti nella classifica della sazietà. Durante i nostri studi sulla cucina Sì la maggior difficoltà che abbiamo riscontrato è stata quella di rendere sazianti i piatti di pasta. In una società dove il problema numero 1 è il sovrappeso e l´obesità la caratteristica più importante non è il potere nutritivo degli alimenti ma il loro indice di sazietà, caratteristica troppo spesso ignorata e poco nota anche dagli addetti ai lavori. I consumi calorici della dieta mediterranea - Secondo i canoni della dieta mediterranea un uomo consumerebbe mediamente 2500 calorie e una donna 2000. Attualmente, come dimostrano i dati raccolti in 4 anni di esperienza grazie prima al Contacalorie e ora a Dieta Manager, possiamo affermare che questi valori sono sovrastimati di almeno 400 kcal, il che significa, per capirci, un piatto di pasta al pomodoro in meno al giorno! Con un errore così grossolano è facile capire che non è possibile mantenere il peso forma. Le linee guida della dieta mediterranea - I consigli delle linee guida, in linea con quelli degli esperti che fanno capolino nei mass media, sono spesso fuorvianti e ormai superati dalle nuove scoperte scientifiche. La ripartizione dei macronutrienti della dieta mediterranea (60% carboidrati, 25% grassi e 15% proteine) demonizza ingiustamente una alimentazione più ricca di grassi e di proteine, quando ormai esistono moltissimi esperimenti scientifici che smentiscono questo fatto (senza arrivare agli eccessi delle diete low carb!). (Rodolfo Ricci)
SALUTE, DIETA MEDITERRANEA
PER ESSERE
DEGLI AMANTI PERFETTI
Roma, 27 Gennaio 2010 - Olio extravergine d´oliva, frutta e verdura, pasta, pesce, poca carne e grassi animali (gli ingredienti alla base della dieta alimentare) sono il mix ideale per un incontro amoroso di successo. Di dieta e sessualità si è parlato a Roma in occasione della apertura della settimana per l´andrologia organizzata dalla Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams). "Uno stile di vita alimentare sano, come quello dettato dal modello della dieta alimentare - ha osservato il presidente della Siams Andrea Lenzi - consente nell´uomo di tenere sotto controllo i livelli ormonali, fra cui il testosterone, necessari per una buona performance amorosa". Inoltre, ha proseguito l´ esperto, una dieta cosiddetta sana, che assicura un buon rapporto fra massa grassa e magra e tiene a bada i livelli di colesterolo nel sangue, previene i danni al sistema cardiocircolatorio. "Fra questi - ha spiegato Lenzi - i problemi al microcircolo dell´apparato genitale maschile che possono ridurre la capacità erettile". L´alimentazione si è rivelata cruciale anche per il desiderio delle donne in uno studio condotto dalla seconda università di Napoli. La ricerca che sarà presentata domani da Ida Maiorino Esposito ha esaminato 400 donne con disordini del desiderio sessuale dimostrando che tale disfunzione si associa molto spesso a malattie metaboliche dovute a stress, scarsa attività fisica e in primo luogo a cattive abitudini alimentari. (Rodolfo Ricci)
ALIMENTARE: ITALIA LEADER UE PER PRODOTTI DOP E IGP
Roma, 9 Gennaio 2010 - Non è solo una questione di prestigio: sigle come Dop o Igp sono anche una garanzia per i consumatori. Assicurano la provenienza. Certificano la qualità. Consentono di confrontare i prezzi su basi meno sdrucciolevoli di quanto avviene quando i prodotti si presentano allineati sugli scaffali senza "segni particolari", all´apparenza tutti uguali. Ecco perché è una buona notizia quella che arriva da Bruxelles: la "Patata di Bologna", dopo i Ricciarelli di Siena, conquista una nuova Denominazione d´origine protetta (Dop) all´Italia, contro le imitazioni e i falsi che girano in Europa. Bruxelles infatti, darà nei prossimi giorni ( si pensa a fine marzo) il via libera definitivo all´iscrizione nel Registro europeo delle Denominazioni d´origine e indicazioni geografiche protette (Dop e Igp) ad un alimento legato da sempre al territorio bolognese. Secondo il rigido disciplinare autorizzato dall´Ue, la produzione della "Patata di Bologna" Dop, ottenuta dalla varietà Primura, deve avvenire interamente - dalla coltivazione al confezione - nell´ambito della provincia di Bologna, applicando le conoscenze e le pratiche messe a punto in anni di ricerca, sperimentazione ed esperienza dai produttori locali.
Con questa new entry si allargherà ulteriormente la lista (circa 900 prodotti) che rappresenta l´eccellenza dell´agroalimentare europeo di cui l´Italia è leader. Soddisfatto il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia, che ha anticipato al nostro sito: "Continua il lavoro di tutela del patrimonio agroalimentare di qualità italiano. A breve, inoltre, anche il Marrone della Valle di Susa verrà inserito nell´elenco delle indicazioni geografiche tutelate. Si tratta di ulteriori valori aggiunti al nostro già ricco Made in Italy, una garanzia di eccellenza per i consumatori e, per i produttori, l´occasione per tutelare la loro tradizione produttiva". Particolare la storia dei Ricciarelli di Siena, che, nati come dolci tipici natalizi, hanno poi esteso il consumo anche agli altri mesi dell´anno per la presenza di turisti da tutto il mondo. La città vanta da tempi antichi una forte presenza dell´artigianato dolciario, retaggio del ruolo svolto dalle spezierie che, dal Medioevo, sono state depositarie della produzione locale. È stata inoltre pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell´Unione Europea la domanda di riconoscimento come IGP del "Marrone della Valle di Susa": la procedura comunitaria prevede sei mesi di tempo per permettere agli altri Stati di presentare domanda di opposizione alla richiesta di IGP. Trascorso questo periodo il Marrone della Valle di Susa verrà iscritto nel registro ufficiale europeo delle DOP e IGP. D
D´altrone, italiani popolo di santi, poeti, navigatori e... produttori di alimenti a denominazione d´origine. Secondo i dati dell´osservatorio socio-economico della Fondazione Qualivita che oggi ha presentato l´Atlante Qualivita, la pubblicazione che raccoglie tutti i prodotti certificati, l´Italia è leader europeo per numero di prodotti Dop, Igp e Stg con 175 denominazioni, il 13% in più rispetto a due anni fa, davanti a Francia (160) e Spagna (121). Numeri che non sempre indicano successo, secondo l´osservatorio che lancia un monito: il 90% del fatturato e il 93% della produzione del comparto finisce ai primi 15 prodotti Dop e Igp. I restanti 160 prodotti raccolgono solo le briciole di un settore che fattura più di 5,5 miliardi di euro all´anno alla produzione e 10 miliardi di euro al consumo, e che finora non ha conosciuto battute d´arresto, anzi ha consolidato l´effetto ´trainò all´estero per l´intero made in Italy alimentare. Prodotto principe, per il terzo anno consecutivo è il Grana Padano che copre il 37,76% del valore del consumo dell´intero comparto di riferimento. Seguono in classifica il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma. La vera novità del 2008, secondo i curatori dell´Atlante, è il cosiddetto "effetto mela", cioè l´exploit del Trentino Alto Adige, piombato sul podio, al terzo posto della classifica delle regioni grazie alle sue mele certificate: la Mela Alto Adige Dop e la Mela Val di Non Dop. Al primo posto delle regioni italiane con maggiori produzioni certificate, c´è l´Emilia Romagna, seguita dalla Lombardia. Quanto alle province, l´effetto-mela non riesce a spodestare la città di Parma, vero e proprio eden delle produzioni certificate, anche se al secondo posto si piazza la patria del frutto proibito, Bolzano, davanti a Udine e Trento. Tra i casi di successo non c´è solo il Nord. Anche il Sud Italia, nell´Atlante ha una bella storia da raccontare: quella dell´Oliva Bella della Daunia Dop, di provenienza pugliese, che ha esportato nel 2007 ben l´80% del totale della produzione certificata con un incremento del 90% dei quantitativi esportati rispetto all´anno precedente. Per la prima volta, l´Atlante Qualivita, "strumento di divulgazione scientifica del settore agroalimentare", secondo i suoi curatori, quest´anno andrà in libreria come capostipite di una nuova collana di pubblicazioni targate Qualivita. (Rodolfo Ricci)
UNESCO: DIETA MEDITERRANEA,
DA CIBO POVERO A BENE DI LUSSO
Roma, 2 Gennaio 2010 - La dieta mediterranea mette d´accordo la tumultuosa politica, che approva una mozione bipartisan affinchè diventi parte del patrimonio immateriale dell´Unesco, ma rischia di non andare più d´accordo con le tasche degli italiani. Da alimentazione povera degli anni del dopoguerra, esportata dagli emigranti italiani in tutto il mondo, oggi rischia di diventare una dieta per soli ricchi. Alimentazione di lusso a causa del rialzo dei prezzi. A colpire gli italiani, infatti, soprattutto il rincaro di pane e pasta, capisaldi della dieta made in Italy, ma agli aumenti non sono sfuggiti neppure frutta e verdura. I dati Istat parlano chiaro: a maggio i prezzi dei prodotti alimentari hanno continuato a correre, pasta in testa. Penne e spaghetti sono aumentati del 20,7% rispetto al maggio 2007. Il prezzo del pane è aumentato del 13,3% in un anno, mentre si confermano in salita anche i prezzi della frutta (+6,9%), mentre rallentano, anche se di poco, i prezzi degli ortaggi (+2,9%). A lanciare l´allarme di un sempre più probabile addio ai ´maccheroni´ era stato il Wall Street Journal, in occasione del vertice Fao sulla sicurezza alimentare. "I più poveri tra gli italiani - scriveva il quotidiano Usa - si alimentano sempre di più come gli americani poveri". La conferma arriva anche da Carlo Cannella, presidente dell´Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione secondo il quale gli italiani si stanno allontanando dallo stile mediterraneo che ormai è confinato nelle sagre di paese. Sei famiglie su dieci, l´anno scorso hanno cambiato le proprie abitudini alimentari a causa dei rincari. Pane e pasta nei primi tre mesi del 2008 hanno registrato nel Belpaese un calo dei consumi, rispettivamente del 5,5% e del 2,5%. In generale, si registra una grave stagnazione delle quantità dei prodotti alimentari acquistate dalle famiglie (-0,4%). Le cose non vanno meglio per gli ortaggi (-5,5%) e la frutta (-1,8%), altri capisaldi della dieta mediterranea. In termini economici la spesa alimentare degli italiani, fra 2000 e 2007, è aumentata del 28%, nonostante i consumi siano diminuiti del 12,4%. Intanto le organizzazioni agricole appoggiano la candidatura della dieta mediterranea come patrimonio culturale immateriale dell´umanità. Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno, oltretutto, consentito agli italiani di conquistare il record della longevità, con una vita media nettamente superiore alla media europea. Raggiungere l´obiettivo dell´Unesco costituisce un´ulteriore valorizzazione per la nostra agricoltura tipica, diversificata e di qualità dove il 50% della produzione risiede negli alimenti che sono alla base della dieta mediterranea. Ma la dieta nostrana ha anche un risvolto economico con vantaggi per il sistema paese. La tutela della nostra dieta - dicono tutti- è anche un vantaggio per le nostre imprese che possono consolidare la loro ottima posizione sui mercati mondiali.
(Rodolfo Ricci)
ALIMENTARE, NUTRIZIONISTA: ITALIANI POCO MEDITERRANEI
A TAVOLA
Gli italiani a tavola? Sempre meno mediterranei. Lo sostiene Carlo Cannella, presidente dell´ Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran), che ha lavorato al dossier che il Governo italiano presenterà all´Unesco per avere il riconoscimento della dieta mediterranea come "patrimonio culturale immateriale dell´ umanita". "Quando parliamo di dieta mediterranea - spiega Cannella - ci riferiamo a uno stile di vita, a un patrimonio culturale fatto di tradizioni e di legame con le realtà locali che dobbiamo tutelare per le generazioni future». Una tutela che, secondo il nutrizionista, non dovrà fermarsi all´apposizione «dei soliti bollini sui prodotti delle multinazionali", ma che dovrà puntare alla salvaguardia di un sistema di selezione dei cibi e di produzione basata sulla stagionalità e sulla biodiversità. "Gli italiani si stanno allontanando dallo stile mediterraneo - continua - che ormai è confinato nelle sagre di paese e, nella quotidianità, si stanno sempre più continentalizzando. Per questo è importante tutelare il nostro patrimonio culturale legato alla tavola: rispetto ad altri paesi del Mediterraneo ci siamo mossi in ritardo ma con questo dossier preparato in volata abbiamo fatto un passo importante di cui sono molto soddisfatto". Si tratta di un dossier, ha spiegato l´esperto, che risponde alle rischieste dell´Unesco riguardo al territorio, al legame con le tradizioni e le realtà locali e lo sviluppo nelle attività produttive. (Rodolfo Ricci)
DIETA MEDITERRANEA: SÌ UNANIME DEL SENATO ALLA MOZIONE "PATRIMONIO DELL´UNESCO"
Rapporti tesi, scontro istituzionale, l´opposizione che abbandona l´Aula: dopo giorni di tensione per la norma blocca-processi, tutto dimenticato per una mattina al Senato. Maggioranza e opposizione si sono ritrovati uniti attorno alla buona tavola, a quell´indiscutibile parte dell´identità storica e culturale del Paese che è il piatto di pastasciutta. E hanno approvato all´unanimità la mozione che impegna il governo a portare avanti con grande determinazione tutte le iniziative necessarie a far diventare la dieta mediterranea patrimonio culturale immateriale dell´umanità. Gli striscioni sul "ritorno del caimano", i "buffone" gridati da una parte all´altra, hanno lasciato il posto agli "spaghetti, pollo, insalatina..." già cantati da Fred Bongusto negli anni ´70. Niente voto elettronico, ma un´unanime alzata di mani per la mozione presentata dal senatore del Pd Paolo De Castro e sostenuto da circa cento sottoscrizioni bipartisan. Un atto formale per impegnare il governo alla salvaguardia e valorizzazione della dieta mediterranea e a portare avanti tutte le pratiche, avviate d´intesa con Spagna, Grecia e Marocco, perchè quel regime alimentare entri a far parte della lista dei beni immateriali elevati dall´Unesco a patrimonio dell´umanità. Il primo impegno chiesto dal Senato all´esecutivo, è quello di presentare il dossier sulla dieta mediterranea all´organizzazione delle Nazioni Unite per l´educazione, la scienza e la cultura, entro la scadenza del 14 agosto. Un appuntamento da non mancare, perchè quel regime alimentare, ha detto De Castro in Aula, è parte integrante dell´identità storica e culturale del Mediterraneo e opportunità di crescita economica per i Paesi dell´area. "Pasta, pane, frutta, olio d´oliva, pesce, vino, sono «espressione di un intero sistema culturale improntato alla salubrità, alla qualità degli alimenti e alla loro distintività territoriale. Durante il dibattito in Aula il governo ha espresso parere favorevole alla mozione e senatori dei diversi partiti sono intervenuti a sottolineare l´importanza della dieta mediterranea. E dopo il voto, tutti al ristorante del Senato, per passare dalle parole ai fatti.
(Rodolfo Ricci)
ALIMENTARE, ALLEANZA
ITALIA-SPAGNA PER DIETA MEDITERRANEA
A Bari, città ponte per il Mediterraneo, il ministro spagnolo dell´Agricoltura, Elena Espinosa, e quello italiano delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Paolo De Castro, hanno presentato questa sera la candidatura congiunta della Dieta Mediterranea come patrimonio culturale immateriale dell´umanità dell´Unesco.Ad agosto - è stato annunciato - sarà presentato il dossier all´Unesco che entro l´inverno del 2009 renderà note le proprie decisioni. Un dossier che sarà fatto da esperti di quattro paesi: Spagna, Italia, Grecia e Marocco, i quali avranno il compito di approfondire le diverse motivazioni - ha spiegato Elena Espinosa - culturali, storiche, produttive, paesaggistiche, alimentari, sociali, che possano giustificare il riconoscimento dell´organismo Onu, dopo che la Dieta Mediterranea è stata riconosciuta dall´Oms e dalla Fao come modello alimentare salutare, sostenibile e di qualità. Il regime alimentare, basato su un largo consumo di frutta e verdura, il giusto apporto di cereali, legumi e pesce, associato ad un uso limitato di carni rosse e di grassi saturi, non è solo un modo per tenersi in linea, ma - ha ricordato Espinosa - anche per combattere una lunga serie di malattie tra cui i tumori, il colesterolo, infiammazioni e allergie. "Rimettere al centro della nostra attenzione le tradizioni alimentari del Mediterraneo, che trovano la loro massima espressione nella dieta che lega il suo nome al nostro mare - ha sottolineato De Castro - significa dare un reale riconoscimento ad una straordinaria identità comune". De Castro ha ringraziato il ministro Espinosa e il premier Zapatero per il gioco di squadra portato avanti da Spagna e Italia per ottenere dall´Unesco questo importante riconoscimento. "La dieta mediterranea - hanno più volte ribadito i due ministri - è un patrimonio da custodire e da diffondere" e tramite questa iniziativa sarà possibile ottenere una maggiore affermazione dell´agroalimentare per la salubrità, le peculiarità e - ha sottolineato De Castro - per gli elevati standard di controlli che caratterizzano il sistema italiano. Le principali produzioni agricole che caratterizzano la dieta mediterranea rappresentano - è stato detto - circa il 40% del valore della produzione agricola europea, per un importo superiore ai 118 miliardi di euro. L´incidenza aumenta ulteriormente nei Paesi Membri che si affacciano sul Mar Mediterraneo. In particolare, per l´Italia, oltre la metà della produzione agricola è costituita da cereali, ortofrutta, olio d´oliva, prodotti della pesca e il vino la cui produzione - solo in Italia - supera i 9 miliardi di euro. "Attualmente il patrimonio culturale alimentare del Mediterraneo, così come molti aspetti della dieta mediterranea - ha detto De Castro - sono a ´rischio di estinzionè a causa degli effetti della globalizzazione degli stili di vita". Di qui la necessità di una maggiore tutela. (Rodolfo Ricci)
DIETA MEDITERRANEA ON THE ROAD
La dieta mediterranea è stata soggetta a studi di ogni tipo, da parte di ricercatori di tutto il mondo, l´ultima conclusa anni fa è stata inserita nell´ambito del progetto "Olive Oil Eurepean Style" promosso dall´Istituto di valorizzazione dell´olio di oliva di Roma e finanziato dal governo Italiano e dall´Unione Europea, è stato dimostrato scientificamente attraverso lo studio e il confronto tra le diete adottate dalle popolazioni di sette paesi di nazioni diverse per verificarne benefici e difetti, il paese che risultò migliore è stato il comune di Nicotera in provincia di Vibo Valentia ( Calabria ) a 3 Km da Limbadi dove risiede la nostra azienda e dove ricadono i nostri terreni agricoli. La Dieta di Nicotera rappresenta sinonimo di dieta sana costituita di piatti semplici e non elaborati, ingredienti sani privi di conservanti, un´alimentazione dove l´olio extravergine è il protagonista così come la pasta e il pesce, l´ortaggi e le verdure, si nota anche come gli anziani in questo comune hanno minor incidenza mortale per via cardiovascolare , insomma una dieta per vivere a lungo.Inoltre l´ Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), raccomanda una dieta salutare molto simile a quella mediterranea tipica che i nostri nonni adottavano negli anni ´50. Non solo Dieta Mediterranea ma anche l´olio di oliva porta benefici, anche la "Food and drug administration" ossia l´istituzione che regola i farmaci in america ha sollecitato alla popolazione americana di consumare al giorno 21 grammi di olio di oliva. Se la Dieta Mediterranea è affiancata anche ad attività fisica i benefici si tradurranno in una diminuzione di malattie cardiovascolari come Ictus, Ischemie e minore incidenza dei tumori al colon. I benefici della Dieta Mediterranea li conosciamo già, ma dobbiamo anche tristemente far notare che purtroppo in Italia oggi solo il 15% mangia sano ed equilibrato e fedeli alla dieta mediterranea, purtroppo nei giovani si riscontra il consumo sempre più di cibi industrializzati ricchi di conservanti e coloranti.
(Rodolfo Ricci)
LONGEVITA´ SICURA CON LA DIETA MEDITERRANEA
Lunga vita ´con´ la dieta mediterranea. Infatti uno studio pubblicato sul British Medical Journal svolto su quasi 75.000 uomini e donne sani, di 60 anni o più, arruolati in nove paesi Europei ha dimostrato che si vive di piu´ seguendo questo tipo di dieta. La ricerca è stata coordinata da Antonia Trichopoulou, del Dipartimento di Igiene ed Epidemiologia all´Università di Atene. Secondo i ricercatori sono Spagna e Grecia i paesi che più di tutti traggono giovamento da questa dieta, caratterizzata da un elevato consumo di frutta, verdura e cereali, moderato consumo di latticini e carne, un consumo medio-alto di pesce, grassi insaturi come quelli contenuti nell´olio d´oliva, poco alcol e soprattutto vino. I ricercatori hanno passato in rassegna una vasta mole di dati relativamente a stile di vita, malattie, fattori ereditari e tipo di dieta seguita dal campione. Elaborando i dati gli epidemiologi, che hanno stabilito una scala di valori per misurare il grado di aderenza alla dieta mediterranea, hanno trovato che maggiore è il punteggio raggiunto su questa scala minore il tasso di mortalita´ registrato. Il nesso tra grado di aderenza allo stile alimentare mediterraneo e la longevita´ è tale per cui ogni aumento di due punti sulla scala di aderenza alla dieta coincide con una diminuzione dell´8% del tasso di mortalità. Un aumento dell´aderenza alla dieta mediterranea di tre e quattro punti corrisponde a una diminuzione del tasso di mortalita´ dell´11 e del 14% rispettivamente. Quindi per esempio un uomo sano di 60 anni fedele alla dieta mediterranea (6-9 punti sulla scala di aderenza) vivrà in media un anno in più di un coetaneo che non segue questo regime alimentare a parità di altri fattori. L´associazione dieta-longevità è spiegabile secondo gli esperti di Atene considerando che la nostra dieta fornisce un apporto non indifferente di antiossidanti, che neutralizzano i danni cellulari prodotti dai radicali liberi. Quindi la fedeltà ai sapori tipici della nostra dieta premia garantendo un´aspettativa di vita maggiore, per cui restare fedeli alle tradizioni culinarie del nostro paese è un comportamento particolarmente appropriato per gli anziani, peraltro in rapido aumento in Europa. (Rodolfo Ricci)
BENESSERE E SALUTE CON L´OLIO DI OLIVA
Non ci stancheremo mai di ripeterlo: l´olio extra vergine di oliva fa bene! E potrebbe fare anche meglio se lo si utilizzasse regolarmente in cucina, accompagnato da un vivere sano, da un´adeguata attività fisica e mentale. L´olio extra d´oliva, crudo o riscaldato, è il grasso più indicato per l´alimentazione, non soltanto per il suo aroma e il suo sapore, ma anche per l´insieme delle sue proprietà, tra le quali in particolare la sua composizione acidica con predominio di acidi grassi monoinsaturi e un perfetto equilibrio di polinsaturi, il suo contenuto di vitamina E, di protovitamina A e di antiossidanti, di effetto protettivo sulla salute. Persino gli americani, scarsi produttori, ne hanno riconosciuto l´alto valore alimentare e terapeutico. Nel 1977 il Professor Angel Kelsen ( università del Minnesota ) riconosce all´acido linoleico, contenuto nell´ olio di oliva un alto grado di efficacia preventiva nei confronti dell´arteriosclerosi e dell´infarto. In oltre due decenni, gli studi hanno evidenziato altri interessanti vantaggi derivanti dall´utilizzo dell´olio extra vergine di oliva nell´alimentazione quotidiana. Apparato circolatorio - L´alimentazione ricca di grassi animali aumenta la quantità di colesterolo nel sangue, uno dei principali fattori di rischio nelle malattie cardiovascolari. Gli oli vegetali hanno invece azione protettiva. Si può a ragion vedute dire che in particolare l´olio extra vergine di oliva ha, rispetto ad altri oli vegetali, maggiori effetti benefici.Non solo per le sue peculiarità, ma anche perché l´olio extra vergine di oliva è l´unico olio prodotto con la semplice pressione e schiacciamento del frutto, senza ulteriori manipolazioni chimico-fisiche. L´olio di semi viene invece prodotto tramite l´utilizzo di apparecchiature speciali e di sostanze chimiche, quali il butano, il propano, l´esano.
Specifichiamo: non tutto il colesterolo è nocivo. La frazione veicolata dalle lipoproteine di alta densità (Hdl) attiva l´eliminazione del colesterolo per le vie biliari. Il consumo di olio extra d´oliva diminuisce il colesterolo totale ed aumenta il saggio di colesterolo delle Hdl, donde i suoi vantaggi per la salute e l´aumento della speranza di vita per chi ne consuma. Il rischio di malattie coronariche è molto più alto tra gli abitanti di paesi non consumatori di olio d´oliva, comparato con quello delle popolazioni mediterranee la cui dieta ne contiene un alto consumo.
Antiossidanti - La presenza di tocoferoli e polifenoli conferiscono all´olio extra vergine di oliva un ruolo importante nell´attività antiossidante e anti radicalica limitando l´invecchiamento cellulare. Non dimentichiamo mai che l´olio d´oliva ha come tutti gli elementi lipidici, una funzione energetica.
Digeribilità - Un ruolo svolto dall´olio, che tutti possono apprezzare, è sicuramente la particolare fragranza che esso conferisce ai piatti, aumentando l´appetibilità delle vivande e promuovendo gli stimoli secretori dell´apparato digerente, così da indurre una migliore digeribilità.
Apparato digerente - Gli alimenti preparati con olio extra vergine di oliva presentano un´eccellente tolleranza gastrica e intestinale. Infatti, l´olio d´oliva protegge le mucose ed evita gli effetti dell´ipercloridria, riducendo così i rischi di ulcere gastriche e duodenali. Esercita un´azione lassativa, più efficace a digiuno, e contribuisce a correggere la stipsi cronica. Stimola la cistifelea e inibisce la secrezione della bile. Ha inoltre effetto protettivo contro la formazione di calcoli biliari, grazie all´attivazione del flusso biliare e all´aumento delle lipoproteine di alta densità (Hdl). L´incidenza delle litiasi biliari è minore nelle regioni con alto consumo di olio d´oliva.
Fasi delicate della vita - L´olio extra vergine di oliva presenta una composizione equilibrata di acidi grassi polinsaturi simile a quella del latte materno. È una buona fonte alimentare di acidi grassi che l´organismo non è in grado di sintetizzare. È dunque molto indicato per la nutrizione dei lattanti e del bambino svezzato. E´ raccomandato per l´alimentazione degli anziani per la sua alta digeribilità e per favorire l´assimilazione dei sali minerali e delle vitamine. Stimola infine la mineralizzazione delle ossa ed evita perdite di calcio. Altri aspetti terapeutici L´olio extra vergine di oliva per la sua composizione svolge un sicuro effetto protettivo sulle arterie, sullo stomaco e sul fegato. Negli ultimi anni si sono potuti conoscere le proprietà delle diete ricche di acidi grassi monoinsaturi (oleici) i quali agiscono:
· nei diabetici, riducendo i livelli di glucosio nel sangue · diminuendo la pressione arteriosa, tanto quella distolica (massima) quanto quella sistolica (minima)
· diminuendo la secrezione di acido gastrico dell´intestino tenue, importante per coloro i quali soffrono di ulcera (allo stomaco o al duodeno) o dispepsia
· migliorando lo svuotamento della sacca biliare prevenendo la formazione di calcoli · producendo una minore attività di secrezione da parte del pancreas, importante nelle patologie come la pancreatite.
L´olio extra vergine di oliva è comunque sempre stato considerato a metà strada fra alimento e medicinale. Nelle comunità rurali viene ancora usato per estrarre le spine dalla cute, per curare il mal di pancia, per ammorbidire i duroni ecc.. Così come le nonne lo usavano per assicurare lucentezza e morbidezza ai capelli. Oggi la medicina è tornata a riconsiderare seriamente le proprietà terapeutiche dell´olio. (Rodolfo Ricci)
L´OLIO DI OLIVA COME MEDICINA
Chi ama l´olio di oliva ha una ragione in più per farlo, non solo legata al palato ma anche al proprio benessere. L´olio di oliva possiede un elevato contenuto di fenoli (idrossitirosolo e oleuropeina), che mostrano un´importante azione di contrasto dei radicali liberi. Nel nostro organismo avvengono in continuazione dei processi ossidativi, ad esempio per tramutare le proteine, i grassi ed i carboidrati in molecole semplici. Ma non sempre questi processi vengono portati a termine e si formano dei composti "intermedi" detti radicali liberi che attaccano le diverse strutture delle cellule danneggiandole e dando origine al processo di invecchiamento. Il nostro organismo possiede dei meccanismi naturali di difesa (sistema antiossidante) sufficienti di norma a proteggerci. Ma se vengono aggiunti altri fattori come quelli ambientali (per esempio l´inquinamento) o comportamentali (stress, fumo, alcool…) la produzione di radicali liberi diventa eccessiva e le difese naturali vengono sconfitte. Da qui la necessità di seguire una dieta ricca di fenoli e flavonoidi che si trovano soprattutto nell´olio d´oliva . Sin dall´antichità l´olio d´oliva e´ stato usato in cosmetica , gastronomia e medicina, ad esempio e´ provato che lubrificando la pelle con olio d´oliva extravergine, questo penetra attraverso i pori e i follicoli, proteggendo gli strati superficiali dalle influenze esterne.
Ancora oggi, le donne andaluse mantengono la tradizione antica, ereditata dagli arabi, di massaggiarsi il petto con l´olio d´oliva per mantenerlo morbido, sostenuto e turgido. Nelle antiche farmacopee, l´olio si utilizza per la preparazione di unguenti medicinali, per la sua capacità di dissolvere in se stesso i principi attivi, e di mescolarsi con altri grassi, cera, resina, ecc. Altri modi di utilizzare l´olio di oliva per uso esterno, sono il balsamo cicatrizzante, preparato mescolando in parti uguali olio e vino rosso e agitando bene, o il linimento contro le scottature, che si fa con olio e acqua di calce spenta, mescolati in parti uguali e agitando il tutto fino a formare un´emulsionante che si applica sulle ustioni. Internamente, l´olio d´oliva costituisce un fattore importante nella formazione dei tessuti, economizza le sostanze nutritive, limita l´assorbimento dell´ossigeno e la trasformazione dei principi azotati dei tessuti e, allo stesso tempo riduce al massimo l´eliminazione delle sostanze minerali attraverso l´urina . C´è da dire che lo Studio dei sette paesi, pubblicato nel 1970, registrava il tipo di dieta, la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo di 13.000 uomini d´età compresa tra i 40 e 59 anni all´inizio dello studio che vivevano in Italia, Grecia, Ex Yugoslavia, Olanda, Finlandia, Usa e Giappone.
La mortalità per patologie cardiovascolari venne strettamente correlata ad età, pressione sanguigna e fumo. L´assunzione di grassi saturi e i livelli plasmatici di colesterolo della popolazione furono misurati all´inizio, dopo 5 e dopo 10 anni. Esisteva una gran differenza nella proporzione d´acidi grassi saturi e monoinsaturi assunti con la dieta tra i Paesi Mediterranei, il Nord Europa e gli Stati Uniti. La mortalità nei primi 15 anni era bassa tra i consumatori d´olio d´oliva (con pochi acidi grassi e con un alto rapporto acidi grassi monoinsaturi/acidi grassi saturi) e cioè Italia, Grecia e Yugoslavia. Negli Stati Uniti l´elevata assunzione d´acidi grassi monoinsaturi era bilanciata dall´elevata assunzione d´acidi grassi saturi, quindi la mortalità per malattie cardiovascolari era alta. I dati dell´isola di Creta suggerirono che oltre alle proprietà dell´acido oleico d´abbassare il colesterolo, contenuto principalmente nell´olio d´oliva, altri vantaggi cardioprotettivi derivassero dai nutrienti e non-nutrienti della Dieta Mediterranea (come le vitamine antiossidanti). Alcuni Paesi Mediterranei hanno conservato le loro abitudini alimentari per 40 anni e mostrano tuttora una bassa mortalità per malattie cardiovascolari in paragone ai Paesi Europei Occidentali e gli Stati Uniti.
Un importante approccio per la prevenzione secondaria delle cardiopatie coronariche comporta un trattamento aggressivo di tutti i fattori di rischio coronarici anche attraverso la dieta. Ci sono molte evidenze che diete a basso contenuto di prodotti animali e acidi grassi saturi sono associate a bassi livelli di colesterolo e a basse percentuali di malattie cardiovascolari. Le diete con elevato contenuto d´acidi grassi monoinsaturi (come l´olio d´oliva) forniscono inoltre questo beneficio raggiunto attraverso gli effetti diretti sui fattori di rischio come l´iperlipidemia, l´alta pressione sanguigna, ecc., ma anche attraverso effetti diretti protettivi come l´attività antiossidante. Diversi studi epidemiologici indicano che il consumo regolare di olio d´oliva è inversamente correlato a diversi tipi di tumori. La maggior parte di queste indagini sottolinea la relazione tra questo alimento e le neoplasie mammarie o gastriche. Anche se sono necessarie ulteriori ricerche, i dati attuali indicano in maniera convincente, anche se non conclusiva, un ruolo protettivo dell´olio di oliva nella prevenzione del tumore al seno. L´effetto protettivo dell´olio di oliva nei confronti del cancro gastrico è meno chiaro. L´unica conclusione al momento possibile per quanto riguarda la prevenzione di questo tipo di tumore, è la probabile utilità di una maggiore assunzione di frutta e verdura.
Anche se alcuni studi suggeriscono l´effetto protettivo dell´olio d´oliva nei confronti di diversi altri tipi di tumore, come quelli a colon, endometrio e ovaio, i dati sono limitati perché raccolti da un numero troppo piccolo di indagini, i cui risultati non possono quindi indicare niente di più che un sospetto di una possibile azione di questo tipo. Per contro, tuttavia, non esiste studio che possa sostenere l´ipotesi di un effetto oncogeno legato al consumo dell´olio di oliva. Resta un dato: l´olio d´oliva non fa aumentare di peso. Le donne che passano da una dieta di tipo occidentale a una sana dieta mediterranea contenente olio d´oliva, non aumentano di peso, pur mangiando un po´ più grassi di prima. Due studi del dott. Gene Spiller e della dott.ssa Bonnie Bruce, dell´Health Research and Studies Center di Los Altos, California, hanno preso in considerazione donne che sono passate da una dieta tipicamente occidentale, ricca di carne e prodotti caseari, a una dieta mediterranea ricca di frutta e verdura, dove la primaria fonte di grasso è rappresentata dall´olio d´oliva. In entrambi gli studi (il primo su 15 fra uomini e donne e il secondo su 12 donne di età compresa fra i 34 e gli 84 anni) il cambiamento da 4 settimane di dieta occidentale a 4 settimane di dieta mediterranea ha prodotto cambiamenti positivi nei lipidi del sangue, quali l´abbassamento di colesterolo totale ed LDL, e la crescita delle difese anti-ossidanti.
In questi studi, in cui le calorie assunte sotto forma di grassi erano rappresentate dal 30% delle calorie totali, (nel primo studio si passava dal 30% al 35%) non c´è stato rilevato cambiamento di peso. Le persone coinvolte nello studio non hanno subito apprezzato la differenza fra grassi benefici e grassi dannosi: ha detto Bonnie Bruce, parlando al simposio di Creta "Crete Greece and Healthy Mediterranen Diets", "Le persone avevano inizialmente paura di ingrassare, ma successivamente hanno scoperto che potevano apprezzare alcuni dei cibi che più amavano con l´olio d´oliva senza aumento di peso, migliorando inoltre la funzione del colon, e migliorando anche sazietà e gusto. Con la tipica dieta occidentale erano affamate tutto il giorno ma quando hanno aggiunto olio d´oliva sul pane durante il pranzo insieme a frutta e verdura, hanno trovano l´energia necessaria per affrontare la giornata". È stato progettato uno studio di 6 mesi su 40 persone per confermare quanto scoperto. Ci sono anche altre novità. Infatti, nove prove che gli acidi grassi monoinsaturi proteggono dal tumore al seno. Un cucchiaino (cioè 10 gr.) al giorno di olio d´oliva, ricco in acidi grassi monoinsaturi, con una riduzione proporzionata degli altri acidi grassi, può ridurre il rischio di tumore al seno del 45 %. Questo è quanto è stato dimostrato nel nuovo studio condotto in Svezia e appena pubblicato su "Archives of Internal Medicine". La dott.ssa Alicia Wolk dell´Istituto Karolinska di Stoccolma e altri ricercatori Svedesi hanno studiato 61.471 donne tra i 40 e i 76 anni dal 1987 al 1990. Le donne sono state sottoposte a mammografia, hanno compilato un questionario auto-somministrato sulla frequenza e sono state seguite per molti anni. I dati sono stati raccolti dal Svedish Cancer Registry per determinare chi del gruppo sviluppava tumore al seno durante il periodo di studio.
Gli autori affermano che c´è una crescente evidenza che i grassi monoinsaturi potrebbero essere protettivi contro il tumore al seno. I grassi, che forniscono all´organismo la forma di energia più concentrata, sono di tre tipi: saturi (che si trovano nella carne e nei prodotti caseari), monoinsaturi (che si trovano nell´olio di oliva, di vinacciolo e di noci) e poliinsaturi (che si trovano nei frutti di mare, semi di soia, olio di girasole e di cartamo). I ricercatori affermano che "i nostri dati sui grassi monoinsaturi concordano con quelli dello studio prospettico Nurses Health Study e con gli studi eseguiti su animale, suggerendo che i grassi monoinsaturi a prescindere dalle loro origini sono inversamente correlati col rischio di tumore al seno". Inoltre recentemente, quattro studi caso controllo condotti in Spagna, in Grecia e in Italia indicano che il consumo di Olio d´Oliva, principale fonte di grassi monoinsaturi nella Dieta Mediterranea, è associato a un minore rischio di tumore al seno. ”Ricerche e politiche sanitarie dovrebbero prendere in considerazione le prove emergenti che i grassi monoinsaturi potrebbero essere protettivi per il rischio di tumore al seno" dove prove che gli acidi grassi monoinsaturi proteggono dal tumore al seno. (Rodolfo Ricci)
TUMORI, L´OLIO DI OLIVA LI BLOCCA E "AIUTA" I FARMACI
L´olio d´oliva blocca la crescita del cancro e potenzia l´efficacia dei farmaci. Non siamo noi a dirlo. Lo ha sostenuto anche Massimo Lopez, direttore del dipartimento di Oncologia dell´Istituto dei tumori di Roma e membro del Comitato scientifico della Human health foundation (Fondazione nata a Spoleto nel 2006 che punta alla lotta ai tumori), anche autore del libro Cancro: conoscerlo per imparare a sconfiggerlo. Lopez ha sottolineato come una dieta corretta aiuti a eliminare il 25% dei tumori e soprattutto l´utilizzo dell´olio di oliva sia un importante coadiuvante di alcuni processi che possono inibire l´insorgenza del cancro, oltre ad essere di aiuto alla prevenzione. Quanto alle cause più importanti dell´insorgere del cancro, tabacco e cattiva alimentazione - questo è risaputo - sono rispettivamente responsabili del 70% dei tumori di oggi. Ma fondamentale, ai fini della prevenzione, è appunto la dieta: L´uso dell´olio di oliva, per la presenza dell´acido oleico e della luteina è fondamentale anche per la fluidificazione della membrana cellulare. L´olio di oliva, insieme al consumo di pesce e alle verdure cotte e crude, sono le armi migliori per prevenire l´insorgenza dei tumori.
Da combattere poi l´eccesso dei grassi causa di un aumento dei tumori del cancro del colon, della mammella e della prostata. Infine, dicono sempre gli esperti, dai dati emerge che l´incidenza del cancro tra uomini e donne è diminuita nel tempo ma oggi ci sono ancora 1.700.000 casi di morte da tumore nel mondo. Circa 11 milioni di persone ogni anno si ammalano di cancro. Attualmente circa 25 milioni di persone convivono con un tumore, di cui circa 800.000 in Italia. Un problema destinato ad aumentare, anche se la curva di sopravvivenza dagli anni ´60 a oggi è aumentata progressivamente. In questo quadro, la dieta Mediterranea si conferma un buon modello di riferimento per il controllo della colesterolemia e può rappresentare in Italia la base per la strategia di popolazione, come sottolineato in occasione del sesto Congresso Nazionale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (Siprec). Il controllo non farmacologico, e cioè dietetico, dei livelli di colesterolo nel sangue e di prevenzione delle malattie cardiovascolari, che rappresentano tuttora la causa del 44% dei decessi registrati in Italia è un obiettivo spesso raggiungibile, a patto di porre in essere gli interventi efficaci ed in modo appropriato. In particolare, ci tengo a sottolineare, tre forme tumorali su 10 nascono a tavola, ovvero hanno tra le principali cause proprio una cattiva alimentazione.
Gli esperti, anche in questo caso, non hanno più dubbi, e per questo invitano ad una corretta e sana alimentazione come prima arma di prevenzione contro il cancro. Dieta sana che, il più delle volte, fa rima con dieta mediterranea, ma occhio anche alla cronobiologia: fondamentale, dicono gli esperti, è infatti anche mangiare i cibi giusti al momento giusto. Il segreto, sottolineano gli specialisti, sta proprio nell´alchimia della natura, che ci mette a disposizione sostanze preziose in grado di prevenire l´insorgenza del cancro. Anche a tavola. I consigli sono quelli noti: pochi cibi grassi e insaccati, pochi grassi animali e carne rossa, molta frutta, verdura, cereali e pesce. Ma c´è anche un consiglio meno noto ma prezioso: fare attenzione alle combinazioni. Nella prevenzione dei tumori, rileva il direttore scientifico dell´Istituto Regina Elena di Roma, Paola Muti, la parola d´ordine è ´sinergia´ tra i diversi composti negli alimenti. Ciò vuol dire che bisogna imparare a mangiare in modo vario, ma anche che il beneficio di un singolo alimento è frutto di un´alchimia ancora in parte sconosciuta. A questo proposito, un recente studio italiano pubblicato sul British Journal of nutrition, ricorda l´esperta, ha per esempio scoperto che i benefici dell´insalata vengono potenziati dalle capacità antiossidanti dell´olio di oliva e dell´aceto, ma possono essere ulteriormente aumentati se si aggiunge al tutto un pizzico di maggiorana fresca o di un´altra erba aromatica.
Cosa mangiamo, dunque, fa la differenza. Ma anche quando lo mangiamo. Regola d´oro, sottolineano i ricercatori, è cioè rispettare i ritmi naturali e la cronobiologia: la mattina si ha bisogno di più zuccheri, a pranzo vanno bene carboidrati e cibi moderatamente grassi, mentre a cena evitare i carboidrati. Questi si trasformano infatti in grassi e, di sera, risultano in eccesso e inutili rappresentando invece un fattore di rischio pro-tumori. In altre parole, mangiando carboidrati la sera ci auto-sintetizziamo grassi in più e inutili, oltre che pericolosi. Dunque, è il consiglio, occhio alla tavola e all´orologio dei ritmi naturali. Anche così ci si rende più forti contro il cancro. La dieta Mediterranea sembra dunque comprendere, almeno parzialmente, gli interventi dietoterapici per il controllo della colesterolemia: abbondanza di verdura, ortaggi e legumi, uso di olio di oliva (ricco di acidi grassi monoinsaturi) come condimento principale, consumo limitato di prodotti lattiero-caseari, delle carni rosse, delle uova e del vino. Per quanto riguarda il colesterolo contenuto negli alimenti, anche se rimane opportuno cercare di non superare un apporto giornaliero di 300 milligrammi al giorno di colesterolo, non è probabilmente saggio limitare drasticamente o proscrivere l´uso di alimenti che ne sono ricchi e hanno significative valenze nutrizionali come le uova. Quanto alle fibre possono avere un effetto di riduzione del colesterolo (soprattutto quelle contenute in cereali e legumi) se assunte in quantità di circa 25-30 grammi al giorno. Fondamentale, ovviamente, l´attività fisica, svolta regolarmente: la soglia di efficacia è di almeno 1.500 kilocalorie alla settimana equivalenti a circa 24 km di cammino veloce o di corsa. La dieta mediterranea rimane quella consigliata dagli esperti, purchè tenga conto delle ultime indicazioni che vengono dalla dieta a zone. Se ne è discusso, a Roma, durante il congresso Science in Nutrition organizzato dalla fondazione Paolo Sorbini, con i massimi esperti mondiali del settore.
La dieta mediterranea classica va benissimo - sembra confermare Enrico Arcelli, nutrizionista dell´università degli Studi di Milano - verdura, frutta e olio d´oliva rimangono gli alimenti più sani, anche secondo la dieta a zone. Nella due giorni sulla scienza dell´alimentazione sono intervenuti ricercatori e specialisti di chiara fama mondiale, fra cui il ricercatore del Mit Barry Sears, presidente dell´Inflammation research foundation, e i gemelli Bradley e Craig Willcox, medici antropologi e gerontologi, ricercatori e professori dell´Okinawa Centenarian Study. Si è discusso di Diete a confronto, e della possibilità di conciliare quella a zone e quella mediterranea: la dieta a zone tiene conto dell´effetto sugli ormoni dei cibi. Anche se la discussione è stata accesa, l´opinione comune è che i cibi che assumiamo nel nostro paese vanno benissimo, ma non bisogna esagerare soprattutto con i cibi ad alto indice glicemico, cioè che vengono assimilati rapidamente dall´organismo, come i cereali della pasta. la sintesi di questa analisi è stata la presentazione ufficiale, a Barcellona, della candidatura della dieta mediterranea a patrimonio culturale immateriale dell´Unesco.
La candidatura congiunta è stata redatta da Spagna, Italia, Grecia e Marocco, attraverso dei gruppi di lavoro che dovranno approfondire le motivazioni (culturali, storiche, produttive, paesaggistiche, alimentari e sociali) che giustifichino il riconoscimento dell´organismo Onu. Il dossier passerà poi al vaglio dell´Unesco, che si esprimerà entro l´inverno del 2009. Alla cerimonia è intervenuto il ministro per le Politiche agricole, Paolo De Castro. Un dato è certo: le principali produzioni agricole che caratterizzano la dieta mediterranea rappresentano circa il 40% del valore della produzione agricola europea per un importo superiore ai 118 miliardi di euro.
E l´incidenza aumenta ulteriormente nei Paesi membri che si affacciano sul Mediterraneo. Per l´Italia, oltre la metà della produzione agricola è costituita da cereali, ortofrutta, olio d´oliva e prodotti della pesca, "senza dimenticare il vino - è stata questa la tesi del ministro - la cui produzione solo in Italia supera i 9 miliardi di euro. Per questo, la difesa delle produzioni mediterranee è pertanto un elemento strategico e prioritario per la politica agroalimentare dell´Italia e degli altri Paesi. Infine, per De Castro, intervenuto ad Alimentaria 2008 a Barcellona, insieme al ministro spagnolo dell´Agricoltura, Elena Espinosa, la dieta mediterranea è un patrimonio da custodire e da diffondere, del quale la scienza ha rivelato le peculiari proprietà salutistiche e che, attraverso la storia, ha confermato e accompagnato l´identità culturale comune dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. C´è da dire, che la dieta mediterranea è stata soggetta a studi di ogni tipo, da parte di ricercatori di tutto il mondo, l´ultima conclusa anni fa è stata inserita nell´ambito del progetto Olive oil eurepean style promosso dall´Istituto di valorizzazione dell´olio di oliva di Roma e finanziato dal governo Italiano e dall´Unione Europea, è stato dimostrato scientificamente attraverso lo studio e il confronto tra le diete adottate dalle popolazioni di sette paesi di nazioni diverse per verificarne benefici e difetti, il paese che risultò migliore è stato il comune di Nicotera in provincia di Vibo Valentia ( Calabria ) a 3 Km da Limbadi dove risiede la nostra azienda e dove ricadono i nostri terreni agricoli. La Dieta di Nicotera rappresenta sinonimo di dieta sana costituita di piatti semplici e non elaborati, ingredienti sani privi di conservanti, un´alimentazione dove l´olio extravergine è il protagonista così come la pasta e il pesce, l´ortaggi e le verdure, si nota anche come gli anziani in questo comune hanno minor incidenza mortale per via cardiovascolare , insomma una dieta per vivere a lungo. Inoltre l´ Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), raccomanda una dieta salutare molto simile a quella mediterranea tipica che i nostri nonni adottavano negli anni ´50. Non solo Dieta Mediterranea ma anche l´olio di oliva porta benefici, anche la Food and drug administration, ossia l´istituzione che regola i farmaci in america ha sollecitato alla popolazione americana di consumare al giorno 21 grammi di olio di oliva. Se la Dieta Mediterranea è affiancata anche ad attività fisica i benefici si tradurranno in una diminuzione di malattie cardiovascolari come ictus, ischemie e minore incidenza dei tumori al colon.
I benefici della Dieta Mediterranea li conosciamo già, ma dobbiamo anche tristemente far notare che purtroppo in Italia oggi solo il 15% mangia sano ed equilibrato e fedeli alla dieta mediterranea, purtroppo nei giovani si riscontra il consumo sempre più di cibi industrializzati ricchi di conservanti e coloranti. Lunga vita con la dieta mediterranea. Infatti uno studio pubblicato sul British Medical Journal svolto su quasi 75.000 uomini e donne sani, di 60 anni o più, arruolati in nove paesi Europei ha dimostrato che si vive di piu´ seguendo questo tipo di dieta. La ricerca è stata coordinata da Antonia Trichopoulou, del Dipartimento di Igiene ed Epidemiologia all´Università di Atene. Secondo i ricercatori sono Spagna e Grecia i paesi che più di tutti traggono giovamento da questa dieta, caratterizzata da un elevato consumo di frutta, verdura e cereali, moderato consumo di latticini e carne, un consumo medio-alto di pesce, grassi insaturi come quelli contenuti nell´olio d´oliva, poco alcol e soprattutto vino.
I ricercatori hanno passato in rassegna una vasta mole di dati relativamente a stile di vita, malattie, fattori ereditari e tipo di dieta seguita dal campione. Elaborando i dati gli epidemiologi, che hanno stabilito una scala di valori per misurare il grado di aderenza alla dieta mediterranea, hanno trovato che maggiore è il punteggio raggiunto su questa scala minore il tasso di mortalità registrato. Il nesso tra grado di aderenza allo stile alimentare mediterraneo e la longevità è tale per cui ogni aumento di due punti sulla scala di aderenza alla dieta coincide con una diminuzione dell´8% del tasso di mortalità. Un aumento dell´aderenza alla dieta mediterranea di tre e quattro punti corrisponde a una diminuzione del tasso di mortalita´ dell´11 e del 14% rispettivamente. Quindi per esempio un uomo sano di 60 anni fedele alla dieta mediterranea (6-9 punti sulla scala di aderenza) vivrà in media un anno in più di un coetaneo che non segue questo regime alimentare a parità di altri fattori.
L´associazione dieta-longevità è spiegabile secondo gli esperti di Atene considerando che la nostra dieta fornisce un apporto non indifferente di antiossidanti, che neutralizzano i danni cellulari prodotti dai radicali liberi. Quindi la fedeltà ai sapori tipici della nostra dieta premia garantendo un´aspettativa di vita maggiore, per cui restare fedeli alle tradizioni culinarie del nostro paese è un comportamento particolarmente appropriato per gli anziani, peraltro in rapido aumento in Europa. (Rodolfo Ricci)
MERCATO DELL´OLIO D´OLIVA, MANCA LA FILIERA
Il mercato dell´olio di oliva presenta un basso livello di concentrazione industriale nell´extravergine/vergine, dove le prime tre aziende coprono nel canale iper+super+superette meno del 37% delle vendite in volume. E´ invece rilevante nel segmento dell´olio di oliva normale, con le prime quattro realtà industriali - Van Den Bergh, Nestlé, Carapelli, Monini - che assorbono congiuntamente attorno ai due terzi delle vendite totali in volume. Va peraltro rilevato che, conseguentemente alla frammentazione delle quote negli oli extravergini/vergini, operano talvolta in ambiti locali realtà industriali che raggiungono posizioni competitive di assoluto rilievo in quel contesto. E´ il caso, ad esempio, dell´olio San Giuliano, che in Sardegna è leader con significativi margini di vantaggio sugli altri competitor. In questo scenario, esistono spazi di penetrazione per aziende in grado di disporre di una forte distribuzione del prodotto e di economie in grado di supportare una politica aggressiva sul fronte dei prezzi.
E´ accaduto nel 1999, ad esempio, che il competitor umbro Farchioni Oli abbia con l´extravergine raggiunto una ragguardevole quota nazionale intorno al 5% in volume senza investire in comunicazione. Il che non significa che non vi sia bisogno di investimenti a valle, se solo si considera il grande peso della gdo nella commercializzazione dell´extravergine - quasi il 60% in volume - e le risorse da destinare verso questo canale necessarie per il conseguimento di un´adeguata presenza a scaffale. Le catene distributive, dal canto loro, non si sono lasciate sfuggire l´opportunità di controllare direttamente i margini attraverso lo sviluppo delle marche commerciali, che oggi pesano in volume per circa il 15%. In un mercato così battagliato sotto il profilo della convenienza di prezzo, aziende industriali e distributive cercano le vie per ridare ossigeno ai margini di profitto sull´olio, spinti verso il basso da uno scenario concorrenziale destinato sotto questo aspetto a restare immutato quantomeno nel breve periodo. Una di queste vie potrebbe essere una differenziazione dei prodotti operando sulla leva del packaging, diversificando la presenza a scaffale con formati superiori al litro, mentre oggi vi è una sostanziale omologazione fra le marche su questo terreno.
L´altra concerne invece l´inserimento di oli di fascia alta, segnatamente Dop e Igp, che consentono - sia pure in presenza di una bassa rotazione - di innalzare i margini, aumentare il servizio assortimentale ai consumatori e qualificare l´immagine della catena distributiva. Peraltro, due competitor di rilievo come Bertolli e Salov stanno seguendo la via della semplificazione/segmentazione del consumo di olio di oliva (il primo con le varianti Gentile e Robusto, il secondo con Sagra a bassa acidità) investendo sensibilmente in comunicazione. Un´altra via per differenziarsi, in un comparto dove le fluttuazioni di prezzo derivanti da operazioni promozionali mettono spesso in competizione diretta prodotti con posizionamenti diversi. Di fronte al calo record del prezzo dell´olio pagato agli olivicoltori italiani servono scelte di trasparenza, come l´obbligo di indicare in etichetta l´origine delle olive impiegate nell´extravergine commercializzato.
L´obiettivo resta quello di impedire che sia spacciato come "italiano" l´olio ottenuto dalla spremitura di olive tunisine o spagnole, come è stato recentemente denunciato sui mercati nazionali ed esteri. La Unasco è fortemente preoccupata dal calo del prezzo all´origine dell´ extravergine, che nel mese di dicembre 2004 si è ridotto ulteriormente del 12%, secondo gli ultimi dati dell´Ismea. Per di più, in dieci anni il prezzo pagato all´agricoltore per un chilogrammo di olio è diminuito del 33%. Eppure lo scenario olivicolo del Bel Paese resta ancora di rilevanza strategica. La produzione in Italia d´olio d´oliva corrisponde in valore a circa 2.037 milioni di euro, pari a circa il 4,6% sul totale dell´agricoltura italiana. Il peso che le regioni meridionali hanno su questo valore è ragguardevole tanto da raggiungere, come valore medio negli ultimi 4 anni, una percentuale prossima al 87%.
Tra le regioni che spiccano la Puglia, la Calabria e la Sicilia, insieme valgono il 71% del totale. In Puglia, l´olivicoltura rappresenta un comparto fondamentale nel panorama economico e agricolo regionale: 230 mila aziende olivicole, produzione 2001-2002 che si attesta sui 2.274.410 quintali, pari al 39,6% del totale nazionale.
Allora riteniamo che la tempestività degli interventi diventa un fattore decisivo per impedire che sui mercati internazionali prenda piede un falso olio italiano, magari imbottigliato sul suolo nazionale, ma ottenuto con olive straniere, all´insaputa dei consumatori e con un grave danno al reddito delle imprese agricole italiane. Quale allora la soluzione? La Unasco l´ha indicata da tempo: l´Italia deve al più presto procedere all´attuazione della legge 204/2004, che prevede l´obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti i prodotti agricoli di base utilizzati e impedisce di fatto che sia spacciato come "made in Italy" olio ottenuto con olive tunisine o spagnole. Questa legge rappresenta un primo strumento per difendere i 35 olii extravergini riconosciuti dall´Unione europea". Qualche aiuto potrebbe arrivare da Bruxelles. Ma non ci facciamo troppe illusioni. La Commissione Ue punta ad una direttiva unica nell´etichettatura e nell´ imballaggio dei prodotti in grado di sostituire le due direttive esistenti che si affiancano alle 25 legislazioni di altrettanti Stati membri. Per realizzare questo obiettivo, Bruxelles ha lanciato una consultazione pubblica alla quale parteciperanno produttori e consumatori. La consultazione verrà seguita da una discussione a livello Ue e quindi da una serie di proposte per arrivare, "forse", a una direttiva entro la fine del 2006. Nell´intenzioni della Ue, questa iniziativa migliorerà la protezione dei consumatori rendendo allo stesso tempo la vita più facile ai produttori. In effetti, solo con l´ allineamento dei regolamenti agli standard internazionali sarà possibile commercializzare prodotti europei in qualsiasi parte del mondo senza cambiare l´ etichetta. Siamo convinti infine che il periodo di consultazione servirà a stabilire, per esempio, se i consumatori preferiscono sapere quanti dolcificanti sono contenuti in un prodotto piuttosto che il contenuto in grammi oppure se l´acqua è inclusa o meno nella lista dei contenuti dei pasti surgelati.
(Rodolfo Ricci)